“Mica” regionale?

Come nel caso dell’elativo “un sacco”, anche la particella “mica” é  esclusivamente utilizzata nella lingua parlata e popolare.  Il significato di “mica”, come d’altronde quello della locuzione “un sacco”, riprende totalmente il significato nominale della particella. Nell’antichità “mica” era il nome dato alla “briciola di pane”, come è possibile riscontrare anche in Petronio.  La “briciola di pane” appunto la “Mica” degli antichi, figurava una piccolezza, un piccolo granello di pane, appunto una briciola, e quindi con il passare del tempo la particella “mica” è stata via via utilizzata in frasi negative con il significato di “per nulla”, “affatto”. Il cambiamento del valore semantico di “mica”, da nome a particella si può dunque affermare ora, va ricondotto alla frase “Non mangio nemmeno una briciola”, appunto la “mica”. “Mica” non è stata utilizzata solo come particella (avente valore nominale originario), bensì si è imposta in prevalenza nella sola lingua parlata e popolare. Sarebbe infatti molto improbabile riscontrare l’utilizzo di “mica” nella lingua standard, ossia neutra, in contesti formali o in forma scritta, almeno per il momento. In italiano “mica” in forma di particella, è presente in Boccaccio nella variante “miga”. Nella lingua non standard odierna, ove “mica” è ampiamente utilizzata, si distinguono diverse realizzazioni della particella a seconda delle zone e dei dialetti italiani. Così al nord “mica” diventa “miga” o “minga”, nel parmense invece si è mantenuta la forma “brisa”, da briciola appunto. È interessante notare, invece, come in un’altra lingua neolatina l´uso di questa particella sia entrato nella lingua standard, questo è il caso del francese, in cui “mie” derivante da “mica” è ancora in uso in scrittori della prima metà del novecento, dunque nella lingua standard.

Per rifarci ad alcuni esempi dell’utilizzo di “mica” nella lingua non standard, si può ricordare una famosa canzone di Niccolò Fabi, il quale realizzò una rima difficile da gestire, con il titolo della canzone “Dica” e “mica”. Dal portale metropolitalia emergono, invece, le seguenti espressioni:

“É mica venuto”

“So mica io!”

“Scusa, non ti ho mica visto”

Difficile comprendere l’appartenenza regionale delle espressioni sopra citate considerando il solo occorrere di “mica”. Si potrebbe invece risalire alle diverse forme regionali ponendo l’attenzione su altri elementi linguistici. Questa ultima riflessione libererebbe “mica” da una esclusività con forme regionali particolari, pur restando circoscritta, nell’utilizzo, a una forma linguistica non standardizzata.

Per il seguente post è stato di fondamentale aiuto un articolo pubblicato sul sito de L’accademia della crusca, il cui link è visualizzabile cliccando qui oppure ove evidenziato.

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