Archivi del mese: dicembre 2013

La gestualità dell´attore vista da Gassman

Qualche tempo fa  proprio sul blog metropolitalia è comparso un articolo sulla gestualità dell´italiano che vale e si realizza come vera e propria lingua a sé stante. Il linguaggio del corpo vale in Italia quanto le diverse e innumerevoli declinazioni della lingua standard. Parlare, dunque, di lingue vernacolari ha senso tanto quanto parlare della lingua del corpo.

Il corpo che parla è centro propulsore di azioni parlate soprattutto nel campo dell´arte. Il teatro è emblematico perché sul palco nella performance dal vivo dell´attore, la gestualità conserva un ruolo precipuo. Rilascia emozioni, cattura l´attenzione e accompagna le parole enfatizzandone il contenuto e conferendo loro una gestualità parlante. Su Repubblica è possibile ammirare un lascito dal valore artistico importante sulla lingua del corpo nell’arte, ove a  essere attore di eccezione della lingua del corpo è il grande Vittorio Gassman.

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L´Italia à la Kafka: cliché di ieri, tradizione di oggi

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Quando nel 1909 Franz Kafka si reca con i fratelli Max e Otto Brod a Brescia per la settimana aviatoria, le impressioni dello scrittore praghese pullulano di aggettivi osceni ed estremamente vividi, che solo lo squarcio d´Italia poteva attrarre a descrizione delle sua immagine. La scrittura di questi appunti di viaggio non appare per nulla scarna ma è colma di una vivacità tale che sembra vedere animarsi in un film in bianco e nero i racconti di Kafka. Le prime impressioni annotate dallo scrittore di lingua tedesca, sottolineano l´intima potenza di quel sentimento negativo eppure eccitante che solo l´Italia può destare: “paura” della folla italiana, “paura” delle ferrovie malconce. Kafka ben comprende l´ “ostilità” accompagnarli nel viaggio italiano- la gestualità dell´albergatore è la stessa che Kafka rivede in Gabriele d´Annunzio. Nel treno pieno, nel quale lo scrittore praghese si trova a viaggiare, risuonano risate che vengono da lontano: questa scena di più di due secoli fa nulla toglie alle immagini di vita quotidiane all´interno dei moderni treni odierni, frastuono, risate, voci che non si contengono sottolineano una animosità che è tipica del popolo italiano e che nei treni non riesce a contenersi nei chiusi vagoni. L´estro di un cocchiere di Brescia che chiede tre lire per una corsa durata meno di un minuto, non spaventa i tre viaggiatori praghesi, che lamentano il prezzo pattuito finendo con dare una lira al povero cocchiere italiano, che va via malinconico. Questo episodio rammenta un´altra caratteristica del popolo italiano, ossia quella di mercanteggiare al rialzo, cercando di ottenere dalla propria offerta, il maggiore guadagno possibile. Già nei primi del novecento questa usanza sembra essere cosa usuale e risaputa, tanto che i tre amici riescono a scendere di prezzo in loro favore. In questo episodio Kafka annota: “[…] così non si deve fare in Italia, può darsi che sia bene altrove ma non qui. Ma nella fretta chi sta a pensarci? Non c´è niente da fare: in una breve settimana non si può certo diventare italiani”. Il rumore, il sudiciume che avvicina alla vita reale, i movimenti musicali del corpo di un albergatore e di un d´Annunzio, la polvere che si alza e si confonde con il sole, la folla, il disordine, tutto sembra un ricordo passato ma vivido e saldo, un concerto di suoni e gesti che appartengono all´Italia di oggi sempre e piú di ieri.

Gli aeroplani a Brescia [settembre 1909], Die Aeroplane in Brescia, formano una raccolta di diari di viaggio e diari di Franz Kafka, pubblicata nel mese di Ottobre 2013 da Mondadori nella collezione Meridiani. Questa raccolta contiene note e scritti personali in forma di diario dello scrittore Franz Kafka, di cui molte traduzioni sono di Ervino Pocar.

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