Archivi del mese: marzo 2013

Carmelina e la missiva anti-palombo

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Capita spesso di scontrarsi con la lingua dialettale e con dei testi scritti a mano su semplici fogli di carta A5 a righe oppure a quadretti, strappati dal quaderno di ignoti, per lasciare dei chiari messaggi. Solitamente le succitate veline vengono poste in luoghi pubblici dove molte persone sono costrette al vivere comune. In questa missiva, reperto ritrovato su Facebook, si tratta di un messaggio scritto in dialetto napoletano che riguarda l´antica e maldestra usanza di “scotolare” (scuotere) la tovaglia sul balcone, con annesso ritrovamento di “middiche” (molliche) sul balcone dell´inquilino del piano sottostante.

Riprendo come scritto nel messaggio: “Non scotolare la tovaglia fuori perché vanno le middiche sul balcone di Carmelina e i palombi mangiano e ca****. La figlia di Carmelina”.

“Scotolare”, molto in voga nelle zone del sud Italia, significa “scuotere” ed è un verbo che si suole utilizzare per indicare il gesto di “scuotere” la tovaglia per ripulirla dalle ultime piccole briciole o simili, prima di riporla nel cassetto. Questa abitudine, però, sembra essere certamente uno dei gesti più usuali per gli abitanti del sud, ma anche il ´meno educato, perché non si presta attenzione a chi al piano sottostante è poi costretto a ripulire il proprio balcone dalla immondizia proveniente dal piano di sopra. In questo caso la figlia di Carmelina è ancora più diretta e afferma che il problema è il richiamo di “palombi” dovuto alle “middiche”, molliche di pane che i “palombi” mangiano sporcando il balcone di Carmelina.

Di eccezionale in questa vicenda vi è non solo la caratteristica linguistica di un dialetto scritto a chiare lettere, come si legge, su un foglio comune a mo’ di missiva, ma anche la possibilità che il dialetto offre di esprimersi con chiarezza e in modo diretto, senza però mancare di educazione. Brava la figlia di Carmelina.

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Il facilitatore del verbo politico

Fonte: Wikipedia

Fonte: Wikipedia

«Parlavo di politica e dicevano che ero l´antipolitica».

Una frase a senso contrario quella di Beppe Grillo all´esordio dell´intervista ad una televisione svedese. “Populista”, “antipolitico” per eccellenza, il leader, la mente, il fantasma nascosto eppure anima del Movimento a 5 Stelle (M5S), lui si definisce “il facilitatore”, l´esemplificatore, parafrasando, delle astrusità dei politichesi attuali, accusati da Grillo di aver reso la politica troppo difficile, complicata, affinché questa non possa essere compresa dal comune cittadino (Blog Beppe Grillo). Peter Pan delle parole, Grillo salta qua e là tra le complicanze dei politici italiani per donare ai cittadini la versione esemplificata di paroloni e leggi altrimenti incomprensibili.

Parola che vai, Grillo che trovi. Ma da quando la politica si è fatta così refrattaria al semplice e diretto costrutto di una koinè alla portata di tutti proprio perché koinè? Sembra che il linguaggio dei politici sia davvero divenuto astruso e ricco di parole dotte, troppe, troppo, sfociando in una lingua che non è più possibile riconoscere e caratterizzare come koinè. In realtà si tratta di un linguaggio che supera la stessa lingua standard e che rientra per lo più nella sfera del linguaggio tecnico, quello degli statisti e degli economisti, di cui i non addetti ai lavori non potrebbero essere i riceventi appropriati.

Non risparmia una impetuosa e dettagliata relazione dell´ars dialettica del politico medio Beppe Grillo, che per i suoi modi bruschi, diretti e quel suo fare da comico sembra stia conquistando la fiducia di una grossa fetta di popolo che parla, ahimè, solo l´italiano e non il politichese…

 

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Capitano mio capitano

 
Francesco Totti   Fonte: Wikipedia

Francesco Totti Fonte: Wikipedia

Il calciatore simbolo della Roma a tutti noto per il suo inconfondibile accento romanesco e dalla parlata tipica del ragazzo di borgata, è sempre stato famoso per le sue battute. Di Francesco Totti, classe 1976, si scopre una dublice natura: da una parte calciatore tutto di un pezzo, capitano della sua Roma, dall´altra ragazzotto verace di borgata che parla la lingua del territorio dal quale proviene e della squadra che capitana. Della sua romanità capitano Totti  non ha mai fatto mistero, d´altronde sarebbe impossibile non riconoscerla.

Totti amico di tutti i dialetti dà prova di essere, però, anche molto duttile ed aperto all´utilizzo degli altri linguaggi non standard. Il risultato pare suffciente…

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Doppiaggi dialettali

Fonte: Wikipedia

Fonte: Wikipedia

Attori americani dalla mole eccezionale che iniziano a parlare barese, attrici doppiate in un italiano impeccabile e sensuale che irrompono con la brutalità di un accento sconosciuto. Questi sono i risultati divertenti e a tratti comici che impazzano sulla rete. La fantasia di alcuno utenti si è sbizzarrita fino a creare dai beniamini dello show business paralleli caratteri che parlano dialetti inverosimili, fino a renderne difficle il riconoscimento. Una “Bollywood” del doppiaggio che sottolinea l´importanza dei dialetti e di come una voce famosa possa cambiare lo status del personaggio stesso…Insomma Kim, Basinger non è piú la stessa se inizia a sospirare frasi in dialetto sardo!

Ecco come si trasforma l´inquietante killer di Shining rinchiuso in un hotel sulla montagna, con il suo accento veneto l´incubo del film di Stanley Kubrick è persino simpatico.

Improbabili cinesi in atto di combattere con le loro arti marziali si battono anche sul piano verbale comunicando in dialetto napoletano e il risultato è piú che irriverente:

Achille ed Ettore sono i protagonisti di uno scontro storico e in… abruzzese!

Ultimo, ma non ultimo per preferenze, una reale perfomance in lingua napoletana originale che risale al caschetto biondo Nino D´Angelo, indimenticabile beniamino e protagonista indiscusso di una trama semplice ma piena di insidie, nella quale il giovane eroe napoletano con l´ausilio della sua lingua piena di passione, è sempre riuscito a raggiungere la meta e a conquistare l´ambita “gualiona” di turno.

 

 

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Italiano: cliché e realtà

Nulla di fatto i cliché sono troppo forti per essere battuti e l´italiano all´estero resta il prototipo di un grande dinosauro che si fa lavare, imboccare e sistemare dal grande capo “la mamma”. Questo video mostra come l´immagine dell´italiano medio, il dinosauro come l´ho definito secondo un simbolismo particolarmente lampante, venga sfruttata per fini pubblicitari all´estero. Nulla di fatto il dinosauro dentro di noi che in questi tempi di crisi si è trasformato in gazzella, continua ad animare i sogni degli amici oltralpe.

L´italiano, secondo una ricostruzione rinvenuta dai vicini di nazione, sembra essere un individuo avente leggi a se stanti, poca dedizione alla comprensione delle situazioni e al rispetto per gli altri. Ahimè, la situazione peggiora se ci spostiamo sulle strade: un far west dove i peggiori incubi diventano realtà. Intanto l´italiano medio continua a rafforzare la sua posizione e gli amici venuti da altre nazioni ci descrivono così:

Urge una riflessione martellante: non sará che saranno proprio i nostri vicini di nazione ad amare uno stile di vita che neanche in Italia esiste piú?

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Come cambia la politica delle parole. Insediamenti verbali

Laura_Boldrini_2013[1]   Pietro_Grasso_-_Festa_Unità_Roma_2012[1]

Fonte Wikipedia

Tra le fila rinnovate della politica italiana emergono tra le sedie del Senato e quelle della Camera due nomi illustri che siederanno sullo scalino più alto e che saranno lo spirito di questa rinnovata nuova Repubblica italiana. Entrambi in occasione dell´insediamento hanno pronunciato parole importanti che segnano un nuovo standard della figura del parlamentare, da tempo declassata e ridotta all´immagine di ladrone con patentino. Presidente della Camera Laura Boldrini, terza donna a presiedere la carica dopo Nilde Iotti e Irene Pivetti. Atto di incoraggiamento per la class action femminile di buona volontà che spazza via di colpo gli eccessi di Nicole Minetti e delle olgettine di turno, indegno richiamo al modello di donna di indubbio valore etico. Etica, sembra questo il chiaro messaggio che si è voluto lanciare anche pe ril neoeletto presidente del Senato Pietro Grasso, una vita spesa a combattere la mafia e conoscenze di uomini illustri come Borsellino e Falcone. Entrambi i discorsi sono stati ricchi di pathos e semplici nelle loro parole, nella sostanza del contenuto. All´ascesa del soglio pontificio Papa Francesco I ha riscosso un immediato successo e approvazione con i suoi gesti umani e le parole di chi parla come tanti. La semplicità delle parole del Papa anticipano quelle dei politici di nuova sostanza.

Le parole della Boldrini hanno rimarcato la sofferenza dei più deboli e ristabilito un contatto con la parte più umana che non si accorda con le parole dotte di chi vuol far breccia nei cuori dei deputati ma riaccende la passione di chi fa politica per dedizione, non per prestigio. Lo stesso vale per il Senato con le parole a fuoco di Grasso che conta di accelerare un riassetto all´interno del sistema giustizia e forze dell´ordine.

Tante parole, insomma, ma al contrario dei predecessori della Boldrini e di Grasso, queste sono state dettate dalla spinta animosa di chi aspira al vero cambiamento che, sembra, sia stato inaugurato in primis da una grande dignità verbale.

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Venuto dalla fine del mondo!

Ieri sera verso ora di cena molte campane hanno suonato a festa. Habemus Papa è stato il motto piú espresso sui diversi social networks, conclusosi con il tweet inviato dal vaticano non appena la fumata bianca si è liberata nel cielo. Habemus Papa, finalmente. Vediamo come ha comunicato nelle prime battute la new entry papale venuta “dalla fine del mondo” e che sembra porsi ai fedeli, almeno questa la prima impressione, in una versione nuova e moderna.

Di sicuro il neoeletto Papa Francesco I, emerge per la sua semplicità e non fa mistero di essere fedele tra i fedeli, quando a questi ultimi si rivolge chiedendo che preghino per lui. Le parole utilizzate durante la sua prima uscita sono molto dirette e colpiscono per la loro informalità. A chiusura del discorso Francesco I si è quasi abbandonato ad un “ci vediamo a doma…a presto!”, come chi si rivolge ad un amico per il prossimo appuntamento al caffè. Colpisce anche il movimento del suo corpo, o meglio delle sue mani, che lascia libere e che in più momenti si abbandonano ad un immaginario abbraccio ai fedeli di piazza San Pietro. Rispetto al predecessore Ratzinger, Francesco I sembra apparire come un gran comunicatore e molto piú vicino all´uomo che alla curia.

Con il tempo impareremo a scoprire le tecniche comunicative del Papa “della fine del mondo”, sperando che la Chiesa si apra non solo alle messe in latino, ma ad una comunicazione più aperta e diretta con tutti i fedeli e non.

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“Fashion” koinè

In Italia, come nel resto del mondo, internet e il successo della democratica ars scrittoria inaugurata dai Blog, ha portato ad un veloce cambiamento della lingua standard. Ecco che anche in questo caso la lingua inglese sembra imporsi sulla nostra koinè imponendo la sua rigorositá sulle strutture nostrane. Prenderemo in esame il caso di una blogger italiana Chiara Ferragni, molto amata ma anche molto criticata. Tralasceremo qui le critiche, irrilevanti ai fini del post, per concentrarci sul suo modo di scrivere e studieremo un cambiamento della lingua standard avvenuto in seguito al successo dei Blog e all´espandersi della scrittura, e conseguenza lettura, sul filo della rete. Il video, nel quale la fashion blogger parla in inglese, mostra una spiccata pronuncia italiana e frasi semplici con ripetizioni ridondanti come “favourite”, che talvolta occorre nella stessa frase due volte.

L´inglese parlato da Chiara si sposa con la materia che sta presentando, il fashion appunto, per la quale é richiesto un linguaggio non solo semplificato ma anche ricco di aggettivi e intercalari entusiatici che lei sottolinea aiutandosi con i gesti del corpo. Ora, leggendo un suo post, seguitissimo da teen-ager o comunque ragazze molto giovani, si nota una flessione linguistica particolare. I post in italiano seguono quelli in inglese e Chiara, non padroneggiando la lingua come propria mother tongue, é attenta ad esprimersi in modo corretto, per quanto possibile, ma soprattutto chiaro, evitando costrutti difficili. Questo si rispecchia, peró, anche nel post “tradotto” in italiano, ove la lingua é asciutta e ridotta all´osso, quasi asettica nella sua ordinarietá. Ovviamente questo particolare modo di gestire la lingua é in atto nella maggior parte dei blogger, ai quali é richiesto un linguaggio comprensibile e diretto ma che, con il tempo, sta logorando anche l´affascinante complessità della nostra sfaccettata fashion koinè.

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Ah “Maria”! se la canti in napoletano…

 Fonte: Wikipedia

Dopo la canzone romanesca di Brusco impossibile non passare nelle arterie di artisti napoletani noti per testi impossibili da comprendere. Un caso particolare è quello dei 24 Grana, gruppo verace di Napoli conosciuto per i testi free e un potenziale nelle performaces live. Un testo emblematico del gruppo è, tra gli altri, “Stai mai cca”.

Il video con figure animate rappresentanti gli stessi componenti del gruppo, esprime bene il tema centrale della canzone. Il testo colpisce, però, per la spiccata napoletanità rendendo la comprensione testuale particolarmente ostica:

Allero ‘miezo ‘a via

annascunnuto mai

cu ‘a cumpagnia

‘e ‘na 10 ‘e niro

pazzeo pecché sto chino ‘e guaje

me saje?

je sò capa e lione

inna danza shi-shi-mai

je sò capa e lione

inna danza shi-shi-mai

me vene ‘a ridere

e to dico cuntento

tant’é ‘o piacere ca me vene ‘a pensà:

“chiude ll’uocchie e suonne stai mai ccà”

“chiude ll’uocchie e suonne stai mai ccà”

madama polizia

me s’é fermata ccà

‘a guapparia

é nu vizio antico

ma ancora c’é ne stà

guagliò che fai”?

sò capa ‘e lione

inna danza shi-shi-mai

sò capa ‘e lione

inna danza shi-shi-mai

‘o vuò capì ca

si je t’ho dico cuntento

sò capa dinto

e nun me ponno cagnà

 

Inno a “Maria” come viene definita in codice dagli italiani, la cannabis tanto decantata è il centro di sogni spettacolari e deformanti, che anche in questo caso aiutano a sfuggire da una realtà che non piace.

 

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Brusco vien da Roma

C’è chi crede solamente al business
Ma sto mondo qua e’ pieno de stress
Cio’ non fa per me e lo sai perche’?
Credo nei sogni e nelle idee.

Così canta Brusco direttamente dal rap di borgata “de Roma”. Un misto di buon umore “alla romana”, un j´accuse alla condizione attuale e la possibilità di combatterla con i sogni e le idee:

Niente me scarfisce come il mare, come na montagna 
Manco il fuoco se me brucia l’acqua se me bagna 
La gente che se lagna de cio’ che guadagna 
Quando qua ce sta chi manco magna 
Vorrei lasciar qualcosa su sta terra prima di andar via

“Acqua e fuoco” nella dialetto romano di oggi, ieri, invece, le strofe altrettanto combattive di Cecco Angiolieri, da cui Brusco sembra attingere la stessa veemenza naturale:

S’i’ fosse foco, arderei’ il mondo;
s’i’ fosse vento, lo tempestarei;
s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;

Rimedi anticrisi di ieri e di oggi.

 

 

 

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